Medicina Estetica

Chirurgia Vascolare

Medicina Estetica, Chirurgia Vascolare, Flebologia


 
 

TRATTAMENTO DELL’INSUFFICIENZA VENOSA CRONICA DEGLI ARTI INFERIORI CON LASER ENDOVASCOLARE.

Le varici degli arti inferiori restano a tutt’oggi una delle patologie più diffuse nei paesi industrializzati: una donna su 4 e un uomo su 15 soffre per questa malattia.

Oltre il 50% della popolazione alla fine ne è affetta.

Vari sono i fattori di rischio: i più noti sono:

  • Età
  • Sesso
  • Gravidanza e fattori ormonali
  • Familiarità
  • Razza

Per quello che riguarda il sesso, sappiamo che le donne ne sono affette da 2-3 volte di più degli uomini.

L’età poi aumenta l’incidenza della patologia, sino al 55% degli uomini e sino a 75% delle donne.

Nota è l’influenza della gravidanza ed in genere dei fattori ormonali nella etiologia delle varici, ed è altrettanto noto come chi abbia genitori varicosi assai spesso a sua volta produca varici. Pensate che sino al 75 % delle donne che hanno parenti varicosi, in special modo se si tratta della mamma, hanno varici delle gambe. Inoltre peso, stare molto in piedi e particolari condizioni climatiche possono aumentare ancora l’incidenza di varici.

Una patologia quindi diffusissima e suscettibile di svariate correzioni, a seconda della scuola, della pratica di ciascuno, ma soprattutto a seconda delle indicazioni.

Infatti esistono indicazioni ad interventi differenti a seconda del tipo di varici che dobbiamo trattare: varici delle grandi e piccole safene, varici di collaterali di queste vene principali, varici di vene anarchiche non in comunicazione col sistema safenico.

Quando è indicato il laser endovascolare?

In particolare per le varici dovute ad insufficienza della grande e della piccola safena la scuola italiana, alla quale appartengo, ed in particolare quella milanese, ha sempre avuto un atteggiamento molto rigoroso ed univoco: l’intervento chirurgico di stripping era sino all’altro ieri la terapia migliore, il “gold standard”.

Il laser ha cominciato ad essere utilizzato in campo medico chirurgico da molti anni in molte specialità ed in chirurgia vascolare è stato applicato dapprima in campo arterioso.

Negli ultimi anni anche la sua applicazione in campo venoso si è andata imponendo e, probabilmente, sta avvenendo una rivoluzione di grande portata: la chirurgia endovascolare sta sostituendo per alcune indicazioni la chirurgia tradizionale.

Sono stato presente ultimamente ad un congresso ove sono stati presentati i risultati italiani della società IEWG che raccoglie i risultati di molti operatori laser, una delle più rappresentative ed aggiornate: i risultati a 3 aa sono sovrapponibili alla chirurgia tradizionale, ma con una invasività nettamente inferiore, con una ripresa lavorativa eccezionalmente rapida, con una facilità di esecuzione veramente notevole.

Ma vediamo quali sono le possibilità, chi può essere sottoposto a questo intervento.

Si tratta di tutti i pazienti che hanno una insufficienza della vena grande safena o della piccola safena di tipo tronculare, cioè sin dalla sua confluenza nella vena principale dell’arto inferiore, la vena femorale e la vena poplitea.

Le vene non devono essere troppo dilatate (diametro max. intorno a 10 mm).

Non devono esserci dilatazioni venose di dimensioni esagerate, i cosiddetti aneurismi venosi.

Possono essere trattate anche vene collaterali delle safene a patto che siano abbastanza rettilinee per permettere l’introduzione della fibra laser.

Ne beneficiano in particolare quei pazienti che erano un pò più a rischio, se sottoposti all’intervento tradizionale, come diabetici ed obesi.

Come si svolge esattamente l’intervento? 

Si tratta di una procedura rigorosamente ambulatoriale. Ormai non serve più il ricovero se non in casi molto particolari.

Sotto controllo ecografico, viene punta la vena da trattare con una normale agocannula da prelievo, preferenzialmente a livello del ginocchio.

Tramite questa via, viene inserita la fibra ottica che permette al raggio laser di arrivare a destinazione.

Sempre con l’ausilio della ecografia si punta esattamente il raggio laser dove deve iniziare il trattamento, alla radice della vena da trattare, ed infine in pochi secondi estraendo la fibra laser, si procede alla coagulazione della vena.

Questo ultimo passaggio sarebbe un poco doloroso, perché si tratta in sostanza di una ustione, ma il problema è risolto con una anestesia locale, che oltretutto è utile per allontanare la vena dal piano cutaneo, evitandone quindi una infiammazione eccessiva.

A questo punto si può procedere alla eliminazione di piccoli collaterali tramite una piccola incisione chirurgica, sempre in anestesia locale, o anche tramite una iniezione sclerosante.

Questo secondo passaggio può essere eseguito contestualmente al trattamento laser, o in seguito, dopo aver valutato i risultati della obliterazione della vena principale.

Molto spesso, infatti, i rami venosi ectasici, ingrossati, venendo a mancare il reflusso principale si attenuano moltissimo, ed a volte non devono neppure essere trattati.

Il paziente, a questo punto, viene fasciato, come si è sempre fatto, e viene mandato a casa. Si riprende a camminare subito ed il dolore postoperatorio è minimo. Nella grande maggioranza dei casi si può riprendere a lavorare in 1 settimana.

Quindi niente più incisioni, in linea di massima, né all’inguine, né al ginocchio. Niente punti da togliere. Ematomi ed ecchimosi ridotte veramente al minimo

Ma soprattutto grande affidabilità a fronte di un trauma che è veramente divenuto minimo.

Sono personalmente molto favorevole a questo trattamento, soprattutto per la grande semplicità e la scarsa invasività.

Tutta la chirurgia è indirizzata agli interventi miniinvasivi ed anche la flebologia interventistica sembra che ne trarrà grande beneficio!

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Dottor Redaelli Alessio  —  E-mail: mail@docredaelli.com  —  Telefono: +39.02.9818775 / +39.02.98491655

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