Medicina Estetica
Mercoledì, 2 Novembre, 2005 10:37  
Chirurgia Vascolare
Medicina Estetica, Chirurgia Vascolare, Flebologia
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Risonanze dall’India nel dopo tsunami

26.Dicembre 2004: il dramma.....

Reportage della Dr.ssa Poli Paola, medico volontario per 1 mese circa sul luogo del disastro.

Il 17 gennaio 2005 parto alla volta dell’ India, la meta è un ospedale situato in un piccolo paese sulla costa, appena sopra alloSri Lanka.

Tante domande, interrogativi, incertezze, si susseguono nella mia mente, cerco di non ascoltarle, non ho le risposte. I motori si accendono, l’aereo prende velocità, si alza nel cielo e in un batter d’ali già atterra nell’umido cielo indiano.

Gli odori, i colori, i sari gioiosi delle donne e i lunghi turbanti di molti uomini mi fanno capire quanto mi sia mancata l’India in questi anni.

Arrivo a Velankanni, l’ospedale è in buone condizioni c’è una sala operatoria, purtroppo senza chirurghi, un elettrocardiografo,una macchina per fare le radiografie ed un piccolo laboratorio analisi.  Sono ottimista.

 Per prima cosa le suore del posto mi accompagnano a fare un giro di ricognizione, mi mostrano i danni provocati dallo tsunami.

Arriviamo in riva al mare...un disastro. I primi seicento metri di spiaggia sono spariti, inglobati nel fondo del mare, per centinaia di metri, si vede solo qualche rara palma, sono poche persino le macerie. Di cinquecento negozi e di centinaia di case, casine e baracche non è rimasto niente, solo sabbia. Poi inizia a mostrarsi la distruzione, case crollate, di alcune è rimasto solo il tetto goffamente appoggiato a terra, di altre le fondamenta o un muro.

Sulla spiaggia ci sono tante persone, ma regna il silenzio. Con l’aiuto di sr. Rose, che per un mese intero mi ha tradotto ogni colloquio ed ha reso possibile il mio lavorare in India, inizio a parlare con un ragazzo ed una ragazza, marito e moglie. Come tante altre persone sono seduti nel punto in cui fino a un mese fa c’era la loro casa. Il loro sguardo è vuoto, sono immobili, solo alcune lacrime silenziose scendono lentamente sui loro visi. Hanno bisogno di parlare, di buttare fuori il loro dolore almeno a parole. Iniziano a raccontare cosa è successo. Il 26 dicembre sembrava una giornata come tante altre, i loro quattro bimbi erano andati a giocare sulla spiaggia con la nonna, il nonno era andato a pesca con un altro figlio.

Ora questi due ragazzi sono soli. Sono riusciti a scappare, durante la corsa si sono feriti ma guariranno, almeno fisicamente.

Dei loro figli, dei loro parenti, della loro casa e della loro barca non è rimasto nulla. Per quel poco che può servire li ascoltiamo e cerchiamo di confortarli, inoltre li informiamo che in ospedale le cure per le vittime dello tsunami sono gratuite e che per almeno questo mese ci sarà il medico 24 ore su 24.

Torniamo in ospedale e conosco la dottoressa Chandralega, unico medico indiano ad essere rimasto a Velankanni dopo lo tsunami. Lei farà il turno del mattino, mentre io andrò a visitare casa per casa le persone che non riescono a muoversi. Al pomeriggio ci diamo il cambio, sino al mattino seguente.

L’ospedale funziona più che altro come ambulatorio e pronto soccorso, i pazienti ricoverati non sono mai stati più di 3 per notte, un po’ perché i pazienti stessi preferiscono tornare a dormire con i loro famigliari, un po’ perché comunque l’ospedale non è in grado di occuparsi del vitto dei pazienti.

I casi molto gravi vengono inviati all’ospedale governativo, distante circa 30 minuti, dove lavorano più medici e dove ci sono più attrezzature diagnostiche e medicine.

Inizio a visitare, ci sono malati di tutti i tipi, vedo molti attacchi di panico (che per lo più tratto con l’agopuntura), mal di testa ed emicrania, vomito, febbre, otiti e irritazioni oculari (dovute al contatto dell’acqua piena di detriti con orecchie ed occhi), dolori muscolari, contusioni, ferite infette, tosse e broncopolmoniti, malattie della pelle, tifo e paratifo, depressione, ansia, qualche amputazione che non è ancora stata seguita da cicatrizzazione, problemi mestruali, dolori addominali e non da ultimo numerose ferite recenti che la gente si procura litigando (le persone non hanno più niente, mangiare costa troppo e quindi molti uomini bevono, litigano, si picchiano).

Col passare dei giorni il numero dei pazienti cresce, l’informazione sta dando i suoi frutti. Oltre al lavoro in ospedale le suore riescono ad organizzare 5 campi medici. Partiamo di prima mattina verso villaggi situati sulla costa, in zone lontane da ospedali. Il lavoro ai villaggi si rivela essere un’ esperienza unica. In almeno due occasioni scopro di essere il primo medico ad essere andato a visitare quelle persone dal 26 dicembre, è tanto assurdo da sembrare irreale. Nei villaggi visito quasi senza tregua sino a sera e le suore sonoinfermiere instancabili.

Le medicine sono poche ed ecco che gli aghi che ho portato con me dall’Italia si rivelano provvidenziali. L’agopuntura è una metodica terapeutica conosciuta e molto apprezzata, i pazienti si sottopongono volentieri alle sedute.

Stando a contatto con le persone mi rendo veramente conto dell’entità del problema. L’onda oltre ad aver distrutto i villaggi situati sulla costa, ha fatto straripare molti fiumi, portando distruzione nell’entroterra, per chilometri.

Le persone non hanno più la loro vita, ciondolano tutto il giorno con lo sguardo fisso, disperate ed impotenti, litigano, discutono, piangono, pregano. Non hanno più un lavoro, vestiti, niente.

Una generazione è stata cancellata, i bambini sotto ai 5 anni si incontrano raramente. I più grandicelli non possono andare a scuola, mancano i soldi, devono lavorare, spaccare le pietre.

Le suore e il governo aiutano come possono, talvolta per aderire ai programmi di soccorso diventa necessario separarsi anche quel poco di famiglia che è rimasto. Molte persone non ce la fanno e scelgono di restare in strada ma uniti. È ancora presto per riuscire a riprendere in mano la propria vita con decisioni difficili. Povertà, prostituzione, giochi d’azzardo lentamente si insediano tra queste persone e la vita diviene ancora più dura.

Una raccolta fondi che ho portato dall’Italia ha consentito alle suore di comprare una barca con alcune reti da pesca, ora tre famiglie lavorano, più persone mangiano e io ringrazio le persone che hanno avuto fiducia in me e che così generosamente hanno fatto la loro offerta.

 

 

Dott. Paola Poli: email paola.poli@fastwebnet.it

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Dottor Redaelli Alessio  —  E-mail: mail@docredaelli.com  —  Telefono: +39.02.9818775 / +39.02.98491655

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