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LE INTOLLERANZE ALIMENTARI QUESTE SCONOSCIUTE…
Di Domenico Romano
Che cos’è l’intolleranza alimentare?
Da qualche anno, nell’ambito della scienza dell’alimentazione e non solo, va molto di moda parlare di intolleranza alimentare.
Per prima cosa, dato che esiste una sorta di confusione su tale condizione, è di fondamentale importanza sottolineare che esistono vere e proprie intolleranze alimentari ma che esistono anche anomale reazioni che si verificano dopo l’assunzione di un cibo in particolare. (bella la foto qui di fianco tratta da foto e risate!!)
L'European Academy of Allergology and Clinical Immunology grazie a numerosi studi effettuati da medici specialisti, ha definito la presenza di reazioni al cibo alcuneconsiderate tossiche ed altre invece atossiche.
Le reazioni tossiche si manifestano per la presenza di un composto chimico che per l’organismo umano risulta nocivo (basti pensare a funghi velenosi oppure al vino al metanolo di qualche tempo fa) mentre le reazioni atossiche sono quelle che dipendono dalla suscettibilità di un singolo individuo e di come questo risponde all’assunzione del cibo stesso, riconoscendo l’allergia o l’intolleranza alimentare.
È opinione generale includere le intolleranze come particolari condizioni che non determinano reazioni avverse al cibo dovute ad una ipersensibilità immediata come invece avviene tipicamente per le allergie alimentari.
È necessario ed importante capire cosa si intende con il termine intolleranza alimentare ed essere pertanto in grado di riconoscere diverse situazioni che possono manifestarsi.
La medicina, con il grande dispiacere dei pazienti ma anche dei medici che la professano, non può essere sempre considerata come una scienza esatta in quanto è fatta di svariate sfumature ed interpretazioni che possono far vedere le cose da diversi punti di vista ed è per questo che non è facile definire condizioni certe e precise.
Quali sono le caratteristiche di una intolleranza alimentare?
È possibile tracciare alcune caratteristiche generali che riguardano le intolleranze.
- L’intolleranza alimentare può svilupparsi ed insorgere con le prime manifestazioni sintomatologiche da 1 a 36 ore dopo l’assunzione del cibo in questione e quindi non in maniera immediata.
- Solitamente è dose dipendente. Le manifestazioni cliniche variano in maniera proporzionale a seconda dalla quantità di cibo che viene assunto.
- Il nostro organismo può sviluppare una soglia di “tolleranza” nei confronti di un particolare alimento e fino a tale soglia (ovvero la quantità molecolare ingerita) può non manifestare alcuna sintomatologia.
Le intolleranze alimentari coinvolgono diversi sistemi organici come ad esempio il Sistema Nervoso Centrale, il sistema urinario, quello cutaneo ed il gastroenterico sfatando il mito che le alterazioni da intolleranza interessino solamente il sistema immunitario.
Come riconosco una intolleranza alimentare?
Ricordando che non esistono precise e specifiche linee guida sull’argomento è tuttavia possibile riconoscere diverse alterazioni che si manifestano in persone affette da intolleranza alimentare.
Le alterazioni più frequentemente descritte sono le cefalee, i disturbi gastrointestinali (gonfiori, coliti, meteorismi, stipsi o diarrea), i disturbi dell’umore, le alterazioni cutanee ed anche alterazioni a livello del sistema respiratorio.
Tutti i segni e sintomi sopra citati costituiscono un campanello d’allarme per diverse patologie organiche ed è per questo che alla comparsa di tali condizioni è opportuno ricorrere immediatamente al parere del medico che imposterà e gestirà un iter diagnostico che escluda la presenza di tali patologie che entrano in diagnosi differenziale con le intolleranze alimentari.
Quali sono gli esami o i test che è possibile effettuare per la diagnosi?
Con l’avvento delle figure specialistiche della medicina alimentare hanno preso piede moltissimi test eseguiti al fine di riconoscere gli alimenti che sviluppano o si presuppone che sviluppino intolleranza. Il termine “presuppone” è doveroso in quanto, a livello Internazionale, questi sono test la cui specificità e sensibilità non è stata riconosciuta in maniera scientifica.
I test a disposizione sono diversi.
- Test effettuato su sangue. Campioni di sangue vengono messi a contatto con l’estratto dell’alimento sospetto valutando la risposta di una particolare categoria di globuli bianchi, i granulociti neutrofili;
- Test della tensione muscolare. Sfrutta il concetto per cui la forza muscolo-tensiva pare diminuire quando si entra in contatto con l’alimento;
- Test fisiokinesiologici;
- Test di natura elettrica. Test di ultima generazione: test dell’agopuntura di Voll ed il famoso VEGA test. (Vuoi saperne di più? CLICCA QUI)
Nonostante le possibilità di risposta di questi test, la comunità scientifica Internazionale, ha accertato che solo 4 sostanze sono in grado di determinare intolleranza e sono: il lattosio, il fruttosio, il sorbitolo ed il glutine (malattia celiaca). L’intolleranza agli zuccheri è la più diffusa ed è dovuta ad un deficit enzimatico che non consente la scissione a livello intestinale di tali elementi che finiscono per richiamare liquidi nel lume, determinando un corteo sintomatologico di tipo gastrointestinale; l’intolleranza al glutine invece è lo step precedente allo sviluppo vero e proprio della malattia celiaca per cui si parla di più di intolleranza al glutine e non di celiachia vera e propria con sintomatologia borderline per cui è necessario un approfondimento diagnostico specialistico.
Cosa fare nel sospetto di una intolleranza alimentare?
Oltre a premettere e ricordare quanto sia importante mantenere sane abitudini di vita e soprattutto di alimentazione (con una dieta bilanciata ed equilibrata) il primo passo da fare, come già ricordato, è sicuramente quello di escludere patologie di natura organica. Una volta accertato che non esiste una patologia di fondo è necessario prestare molta attenzione all’insorgenza, all’andamento e alla gravità della sintomatologia e se possibile bisognerebbe associare la comparsa di segni e sintomi all’ingestione di determinati alimenti in maniera tale da poter fare il primo vero e proprio passo verso la soluzione del problema e a costo zero: bravi.. l’esclusione di tale alimento dalla vostra dieta.
Se i disturbi sembrano correlati all’assunzione di latte ad esempio è necessario modificare la dieta quotidiana in maniera tale da eliminare per un periodo di tempo tutti gli alimenti che contengono il lattosio ed i suoi derivati mentre se sembrano associati al fruttosio basterà eliminare la frutta ed alcuni dolcificanti che utilizzano questa forma di zucchero come principio molecolare. La privazione dell’alimento deve essere protratta per almeno 2-3 settimane.
Questo periodo di tempo è necessario per valutare l’eventuale scomparsa o persistenza della sintomatologia; se si assiste ad un netto miglioramento della condizione di salute allora vi è una grande percentuale di possibilità che i disturbi siano dovuti proprio all’ingestione di tale alimento altrimenti vorrà dire che non è l’alimento in questione a determinare l’intolleranza.
Ad eccezione del glutine che possiede una soglia di tolleranza vicino allo zero, gli altri alimenti che si eliminano a causa dell’intolleranza, andrebbero in qualche modo reintegrati nella dieta in quanto importanti per la salute ed il benessere fisico; è infatti buona norma reinserirli in maniera graduale cercando una sorta di compromesso che è possibile raggiungere anche da soli,assumendo la quantità strettamente necessaria al fabbisogno metabolico del cibo prima eliminato ma senza che questo interferisca con lo stato di salute.
In medicina è vero tutto ed il contrario di tutto e tutto non è quello che sembra.
Se l'uomo vuole cominciare con certezze, allora finirà con dei dubbi; ma se sarà contento di cominciare con dei dubbi, allora finirà con delle certezze.
(Francis Bacon)
Dr. Domenico Romano
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